Natura artificiale, partecipazione e relazione tra arte e vita
Formazione e primi anni
Piero Gilardi nasce a Torino nel 1942 e si forma al Liceo Artistico e all’Accademia Albertina. Esordisce nel clima della ricerca sperimentale torinese dei primi anni Sessanta, interessandosi al rapporto tra arte, tecnologia e trasformazione della società.
Nel 1963 presenta Macchine per il futuro, una delle prime esperienze nelle quali emerge il suo interesse per l’interazione tra arte e nuovi dispositivi tecnologici.
I Tappeti-natura
A partire dal 1965 realizza i celebri Tappeti-natura, ricostruzioni di prati, sottoboschi, greti di fiume e altri frammenti di paesaggio ottenute attraverso il poliuretano espanso. L’aspetto realistico convive con la consapevolezza che la natura rappresentata è un prodotto artificiale.
Queste opere coinvolgono lo spettatore anche fisicamente e anticipano una riflessione sul rapporto tra ambiente naturale, industria e cultura dei consumi.
Arte Povera e Land Art
Gilardi entra in contatto con gli artisti che daranno vita all’Arte Povera e partecipa al dibattito internazionale intorno alla Land Art. Il suo percorso rimane autonomo, fondato soprattutto sulla relazione tra esperienza, natura e artificio.
Alla fine degli anni Sessanta interrompe temporaneamente la produzione artistica per dedicarsi all’attività politica e sociale, sviluppando un forte interesse per le pratiche collettive e partecipative.
Il ritorno all’arte e l’interattività
Negli anni Ottanta Gilardi torna alla ricerca artistica, concentrandosi sulle possibilità offerte dalle tecnologie digitali e dalla partecipazione del pubblico. Realizza ambienti e installazioni interattive nei quali lo spettatore diventa parte integrante dell’opera.
Questa fase porta a una concezione dell’arte come esperienza condivisa, capace di mettere in relazione corpo, tecnologia, ambiente e comunità.
Il PAV e il rapporto con la natura
Dal 2002 Gilardi lavora alla progettazione del PAV – Parco Arte Vivente di Torino, inaugurato nel 2008 come centro sperimentale dedicato al rapporto tra arte, natura e ambiente.
Il PAV rappresenta la sintesi di molti aspetti della sua ricerca: l’arte viene pensata come esperienza, relazione e processo, più che come semplice produzione di oggetti.
Lettura critica
La ricerca di Gilardi attraversa alcune trasformazioni fondamentali dell’arte contemporanea: dalla Post-Pop Art all’Arte Povera, dalla Land Art all’arte interattiva e tecnologica.
Il suo contributo più originale consiste nell’aver utilizzato l’artificio per interrogare il significato della natura e, successivamente, la tecnologia per costruire nuove forme di partecipazione.
