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Rapetti Mogol Alfredo

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La parola come immagine: scrittura, memoria e pittura

Formazione e primi anni

Alfredo Rapetti Mogol nasce a Milano nel 1961 e cresce in un ambiente profondamente legato alla musica, alla letteratura e alla poesia. È figlio del celebre paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol, e nipote di Mariano Rapetti, anch’egli autore di canzoni. Parallelamente alla formazione musicale, sviluppa fin da giovane un interesse per le arti visive, frequentando la Scuola del Fumetto di Milano e lavorando in ambito editoriale.

A partire dagli anni Ottanta si afferma come autore di testi musicali con lo pseudonimo Cheope, collaborando con alcuni dei principali interpreti della musica italiana e internazionale. La scrittura diventa così il primo strumento attraverso il quale Rapetti costruisce la propria identità artistica.

Dalla musica alla pittura

Negli anni Novanta Rapetti avverte progressivamente l’esigenza di trasferire la propria esperienza con la parola nel campo delle arti visive. Nel 1996 entra nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati, con i quali approfondisce la ricerca pittorica e sviluppa una personale riflessione sul rapporto tra scrittura e immagine.

La pittura nasce quindi non come attività separata dalla scrittura, ma come sua naturale estensione. Parola e immagine diventano due modalità complementari di rappresentare il pensiero, la memoria e l’esperienza personale.

La scrittura come materia pittorica

Il tratto distintivo della ricerca di Rapetti Mogol è l’utilizzo della scrittura come elemento visivo. Attraverso una tecnica definita impuntura, l’artista interviene sulla superficie della tela incidendo, tracciando o sovrapponendo parole e segni fino a renderli parte integrante della materia pittorica.

Le prime opere sono spesso caratterizzate da superfici monocrome, soprattutto bianche o nere, sulle quali compaiono scritture apparentemente indecifrabili. La parola perde progressivamente la propria funzione narrativa e diventa segno, ritmo, traccia e memoria.

Parola, memoria e identità

Nella pittura di Rapetti Mogol la scrittura non comunica necessariamente un significato letterale. Il testo viene privato della sua funzione abituale e trasformato in una sorta di linguaggio visivo, nel quale ciò che conta non è soltanto ciò che viene scritto, ma il gesto stesso dello scrivere.

Le superfici, spesso caratterizzate da stratificazioni, abrasioni e trasparenze, diventano così luoghi della memoria. La parola appare, viene cancellata, ricoperta o resa parzialmente leggibile, creando una tensione tra ciò che può essere compreso e ciò che rimane nascosto.

Percorso espositivo e riconoscimento

Parallelamente alla carriera musicale, Rapetti Mogol sviluppa una significativa attività espositiva. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in Italia e all’estero, in sedi tra cui Villa Olmo a Como, l’Albergo delle Povere di Palermo, la Certosa di San Lorenzo di Padula, la Fondazione KMG di Berlino e il Grand Palais di Parigi. Ha inoltre partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia, tra cui quelle del 2001 e del 2007. La sua attività artistica si sviluppa quindi lungo una doppia traiettoria, nella quale musica e pittura rimangono costantemente collegate dalla centralità della parola.