Cancellatura, parola e memoria
Formazione e primi anni
Emilio Isgrò è nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, nel 1937. Poeta, artista concettuale, scrittore e drammaturgo, ha sviluppato una ricerca che attraversa linguaggio verbale e arti visive. Dopo gli esordi letterari e il trasferimento a Milano nel 1956, ha iniziato a interrogare il rapporto fra parola, informazione e immagine. La sua opera si è affermata negli anni Sessanta, in un contesto nel quale gli artisti cercavano nuovi modi per confrontarsi con la comunicazione di massa e con l’autorità dei sistemi culturali.
La nascita della cancellatura
Nel 1964 Isgrò avviò la ricerca sulle cancellature, destinata a diventare il segno più riconoscibile della sua opera. L’artista interveniva su testi stampati — enciclopedie, libri, documenti e giornali — oscurando porzioni di parole e lasciando emergere frammenti selezionati. La cancellatura non è una semplice eliminazione: è un gesto che produce un nuovo testo attraverso ciò che viene sottratto. Il lettore è costretto a misurarsi con l’assenza, a ricostruire ciò che resta e a interrogare il rapporto tra visibile e invisibile.
Linguaggio e potere
La cancellatura mette in discussione l’idea che il testo stampato sia un contenitore neutro di verità. Un’enciclopedia, un documento o un articolo di giornale sono oggetti che organizzano il sapere e orientano la memoria collettiva. Intervenire su di essi significa rendere visibile il potere della selezione: ciò che viene conservato e ciò che viene oscurato determinano il modo in cui una società racconta se stessa. Isgrò trasforma il gesto di cancellare in un dispositivo critico e poetico.
Dalla parola all’immagine
Nel suo lavoro la parola diventa immagine e l’immagine assume una dimensione linguistica. Le cancellature possono generare campi neri, ritmi, pause e configurazioni visive che si leggono anche senza decifrare il testo originario. La pagina diventa una superficie pittorica, ma conserva la memoria della propria funzione documentaria. Questa doppia natura rende l’opera particolarmente efficace: lo spettatore oscilla tra lettura e visione, tra desiderio di comprendere e impossibilità di recuperare integralmente il contenuto.
Progetti e riconoscimenti
La ricerca di Isgrò si è estesa nel tempo a installazioni, sculture, opere ambientali, performance e interventi su grandi sistemi simbolici. Ha realizzato progetti pubblici e istituzionali, affrontando temi legati alla storia, alla cultura e all’identità italiana. La sua attività è stata presentata in importanti musei e rassegne internazionali. Nel 2017 il suo lavoro è stato al centro di un’ampia mostra antologica alle Gallerie d’Italia di Milano, confermando la centralità della cancellatura nella storia dell’arte concettuale.
Lettura critica ed eredità
Emilio Isgrò ha trasformato un gesto apparentemente distruttivo in una pratica di costruzione. Cancellare significa selezionare, interrompere e aprire uno spazio di interpretazione. La sua opera invita a riflettere sulla fragilità della memoria e sull’autorità dei testi, ma anche sulla possibilità di creare significati nuovi attraverso la sottrazione. La cancellatura è diventata un linguaggio riconoscibile a livello internazionale perché unisce immediatezza visiva e complessità concettuale. In un’epoca dominata dall’accumulo di informazioni, il suo lavoro continua a interrogare ciò che scegliamo di leggere, ricordare e lasciare nell’ombra.
