Colore, materia e libertà nell’astrazione italiana
Formazione e primi anni
Giulio Turcato nasce a Mantova nel 1912 e cresce a Venezia, dove frequenta l’Istituto d’Arte. Nel 1936 si trasferisce a Milano, entrando in contatto con l’ambiente di Corrente e sviluppando inizialmente una pittura di matrice espressionista.
Durante la guerra si trasferisce a Roma e partecipa alla Resistenza. Nel dopoguerra entra nel dibattito sul rinnovamento dell’arte italiana, contribuendo alla nascita di Art Club e di Forma 1.
Forma 1 e l’astrazione
Nel 1947 Turcato è tra i fondatori di Forma 1 insieme a Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e altri artisti. Il gruppo sostiene una nuova concezione dell’astrazione, capace di confrontarsi con le avanguardie internazionali.
La sua ricerca si distingue per una forte libertà cromatica e per una continua oscillazione tra segno, forma e materia.
Fronte Nuovo delle Arti e Gruppo degli Otto
Nel 1946 aderisce alla Nuova Secessione artistica italiana, poi Fronte Nuovo delle Arti, esperienza nella quale convivono diverse tendenze della pittura italiana del dopoguerra. Dopo lo scioglimento del gruppo entra nel Gruppo degli Otto, sostenuto da Lionello Venturi.
Nel 1960 aderisce inoltre al gruppo Continuità, proseguendo una ricerca orientata verso il superamento delle categorie tradizionali.
Materia, colore e forme non oggettive
Turcato sviluppa un linguaggio nel quale superfici cromatiche, segni dinamici e materiali differenti convivono. Le sue opere possono presentare campiture piatte, reti di linee, inserti polimaterici e forme fluorescenti.
L’interesse per la materia e per il colore si accompagna a una particolare attenzione per le scienze biologiche e per il rapporto tra forme naturali e costruzione astratta.
Percorso espositivo e riconoscimento
Turcato partecipa a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, oltre a importanti mostre internazionali. Dal 1953 al 1982 insegna al Liceo artistico di Roma.
Negli anni Ottanta amplia la propria attività anche alla scenografia e alle arti visive. Nel 1992 la Quadriennale di Roma gli dedica un’importante retrospettiva.
Lettura critica
La ricerca di Turcato rappresenta uno dei percorsi più liberi e sperimentali dell’astrazione italiana del dopoguerra. Il suo linguaggio attraversa espressionismo, astrattismo, Informale, ricerca materica e sperimentazioni cromatiche.
Il colore costituisce l’elemento unificante della sua opera: ora materia, ora superficie, ora segno luminoso. Questa libertà gli permette di mantenere un rapporto costante con il presente e con le trasformazioni della cultura contemporanea.
