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Accardi Carla

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Segno, colore e spazio nella ricerca dell’astrazione

Formazione e primi anni

Carla Accardi nasce a Trapani il 9 ottobre 1924. Dopo la maturità classica e artistica frequenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo e successivamente quella di Firenze. Nel 1946 si trasferisce a Roma, dove entra in contatto con alcuni dei protagonisti della giovane avanguardia italiana, tra cui Pietro Consagra, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato e Antonio Sanfilippo, che sposerà nel 1949.

Nel 1947 firma con gli altri artisti il manifesto di Forma 1, gruppo fondamentale per la diffusione dell’astrattismo nell’Italia del dopoguerra. La sua ricerca nasce quindi dalla volontà di superare la tradizione figurativa e di costruire un linguaggio fondato sull’autonomia della forma, del segno e del colore.

Il segno e la pittura in bianco e nero

Durante gli anni Cinquanta Accardi sviluppa progressivamente un linguaggio personale basato sul segno. Le composizioni abbandonano progressivamente la struttura geometrica degli esordi e si concentrano su tracciati bianchi, sinuosi e ritmici, generalmente realizzati su fondo nero.

Il segno diventa così il vero protagonista della superficie pittorica: non rappresenta qualcosa di riconoscibile, ma costruisce una forma autonoma capace di creare tensioni, ritmi e spazi visivi. Questa ricerca porta Accardi a essere riconosciuta tra le figure più importanti dell’astrattismo italiano e dell’Art autre sostenuta dal critico francese Michel Tapié.

Il colore e il sicofoil

All’inizio degli anni Sessanta Accardi introduce nuovamente il colore nella propria pittura, utilizzando tonalità sempre più luminose e sperimentando nuovi rapporti tra segno, superficie e percezione.

A metà del decennio abbandona progressivamente la tela tradizionale per utilizzare il sicofoil, un materiale plastico trasparente sul quale applica vernici colorate e fluorescenti. Nascono opere come i Rotoli e le Tende, nelle quali la pittura supera la superficie bidimensionale e assume una dimensione spaziale e ambientale.

Il supporto trasparente permette infatti al colore di interagire con la luce e con lo spazio circostante, trasformando l’opera in un elemento che modifica la percezione dell’ambiente.

Gli anni Settanta e l’impegno femminista

Negli anni Settanta Accardi continua a sviluppare la propria ricerca attraverso strutture geometriche, installazioni e nuove possibilità di rapporto tra pittura e spazio. In questo periodo realizza anche i Lenzuoli e altre opere caratterizzate dalla ripetizione di forme e segni.

Parallelamente partecipa alla riflessione femminista italiana e nel 1970 è tra le fondatrici di Rivolta Femminile insieme a Carla Lonzi ed Elvira Banotti. La dimensione artistica e quella sociale entrano così in dialogo, senza però interrompere la continuità della sua ricerca sul segno e sulla percezione.

Il ritorno alla tela e il riconoscimento internazionale

Negli anni Ottanta Accardi torna a lavorare principalmente sulla tela, sviluppando un linguaggio nel quale segni e campiture cromatiche si combinano attraverso nuove forme di equilibrio e giustapposizione. La sua ricerca continua a evolversi mantenendo centrale il rapporto tra segno, colore e spazio.

Partecipa più volte alla Biennale di Venezia, con una sala personale nel 1964 e nuovamente nel 1988, oltre alle presenze del 1976, 1978, 1993 e 2011. Le sue opere vengono inoltre presentate in importanti rassegne internazionali, tra cui Italian Art in the 20th Century alla Royal Academy di Londra nel 1989 e The Italian Metamorphosis 1943–1968al Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 1994. Nel 1996 viene nominata Accademico di Brera.

Lettura critica

La ricerca di Carla Accardi rappresenta uno dei percorsi più originali dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra. Il suo lavoro si sviluppa attraverso una continua trasformazione del rapporto tra segno, colore e superficie, senza mai abbandonare l’idea della pittura come spazio autonomo di ricerca.

Dal rigore dei segni bianchi e neri degli anni Cinquanta alla luminosità dei colori e alla trasparenza del sicofoil, fino al ritorno alla tela negli anni Ottanta e Novanta, Accardi ha costruito un linguaggio riconoscibile ma costantemente aperto alla sperimentazione.

Il segno, elemento fondamentale della sua opera, non assume una funzione rappresentativa, ma diventa gesto, ritmo e forma. La sua ricerca ha così contribuito in modo decisivo al rinnovamento dell’arte astratta italiana, affermando una concezione della pittura capace di superare i limiti della superficie e di confrontarsi direttamente con lo spazio, la luce e la percezione.