Immagine, città e POP ART nella pittura italiana
Formazione e primi anni
Mario Schifano nasce a Homs, in Libia, nel 1934 e si trasferisce a Roma con la famiglia durante la Seconda guerra mondiale. Dopo aver lavorato come restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia, si dedica alla pittura da autodidatta.
Alla fine degli anni Cinquanta esordisce nell’ambiente artistico romano e nel 1960 presenta alla Galleria La Salita i primi monocromi, opere che attirano immediatamente l’attenzione della critica.
I monocromi e la nuova immagine
I monocromi di Schifano trasformano la superficie pittorica in una sorta di schermo. La semplicità iniziale viene progressivamente contaminata da lettere, numeri, segnali e frammenti provenienti dalla comunicazione urbana.
Il rapporto con la cultura visiva contemporanea porta Schifano a confrontarsi con la Pop Art americana, senza però rinunciare alla componente gestuale e pittorica della propria ricerca.
La cultura di massa e gli Stati Uniti
Nel 1962 partecipa alla mostra The New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York. Nel 1963 compie il primo viaggio negli Stati Uniti, dove entra in contatto con artisti come Jasper Johns e Andy Warhol.
Il confronto con la società americana rafforza l’interesse per immagini pubblicitarie, marchi industriali, fotografia, cinema e televisione, trasformati in materiali pittorici.
Televisione, fotografia e nuovi cicli
Negli anni Sessanta e Settanta Schifano utilizza tele emulsionate, carta, plexiglass, collage e fotoimpressioni. Nascono cicli come Paesaggi TV, Tutte stelle e Gigli d’acqua, nei quali immagini provenienti dai mass media vengono ricomposte attraverso un linguaggio rapido e stratificato.
Parallelamente sviluppa un intenso interesse per il cinema e realizza numerosi film e opere sperimentali, ampliando la ricerca oltre i confini della pittura.
Gli anni Ottanta e il riconoscimento
Dagli anni Ottanta Schifano torna a una pittura di grande formato e dai colori accesi, mantenendo l’interesse per l’immagine contemporanea e per la sovrapposizione di segni.
Partecipa più volte alla Biennale di Venezia e a numerose mostre internazionali. La sua opera entra nelle collezioni di importanti musei italiani e stranieri.
